Autosacramental

Autosacramental è un’azione performativa che vuole esplorare il concetto di rito, è un atto teatrale che si propone come rituale, è un’azione liturgica che diviene teatro.

L’azione coinvolge quattro attrici che agiscono con i loro corpi in quattro luoghi di culto sconsacrati nel cui spazio vuoto compiono un rito tutto carnale nell’intento di riconsacrare lo spazio e dunque di ristabilire le possibilità di accadimento del sacro. Lo spazio viene così ri-significato e si riappropria del suo valore simbolico.

L’azione delle quattro performers viene ripresa e trasmessa in diretta in una sala in cui è raccolto il pubblico: l’azione teatrale avviene dunque altrove eppure sta accadendo esattamente nello stesso momento in cui sarà possibile osservarla grazie alla diretta. Il rito si configura così come ciò che avviene sempre in presenza e in assenza, qui e altrove, accadimento del presente e insieme ripetizione di un atto originario e originale continuamente accadente in un tempo altro.

Le attrici lavoreranno nel completo silenzio dei luoghi che le ospitano e questo renderà possibile la registrazione anche dei suoni che produrranno con i loro movimenti e con le loro voci.

Il gesto del rito, sia esso quello dell’opera teatrale o di una liturgia sacra, è allora sempre un gesto rifondato, ripetuto, ristabilito dall’origine. Ogni volta è la prima volta di quel gesto e così esso si realizza come atto originale e liturgico insieme.

Gli atti del rito che le attrici compiranno sono il mezzo con cui reintegrare un mondo frantumato e riprendere il proprio posto in un cosmo ordinato, così da salvarsi, salvarlo e celebrarlo in un unico movimento. Ricomporre l’infranto, disseppellire le schegge della compattezza originaria infilzate nei corpi: aprire le ferite per poi ricucirle, e curare così la Terra.